Internet Tax: Come Ci Faranno Stare Zitti
Ho appena letto una notizia, a cui rimando per ulteriori informazioni e commenti, su Punto Informatico che è a metà tra il preoccupante e il grottesco.
L’argomento è la Internet Tax, un provvedimento varato dal Governo in tema di editoria. Cosa prevede? E’ presto detto: qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC
(Registro degli operatori di Comunicazione).
Il primo impatto di una normativa del genere sarà la chiusura della maggior parte dei blog e dei siti di informazione che pubblicano materiale editoriale, sia con cadenza regolare (ad es. quotidianamente) che irregolare (un testo ogni tanto), facendo di fatto retrocedere la rete italiana ad un livello medioevale. Oltre ad impoverire la cultura libera che circola ormai da anni sulla rete, un decreto come questo colpirà duramente il mercato interno relativo a servizi di hosting, innescando la "fuga", dettata dalle leggi della sopravvivenza, dei nostri siti internet all’estero.
Ma la cosa che più colpisce è la motivazione per cui il provvedimento è stato presentato: difendere dalla diffamazione. Ovviamente questa non è che la facciata di una manovra che porterebbe nelle tasche dell’erario non pochi soldi e consentirebbe ai nostri cari politici di poter evitare di confrontarsi con le molte critiche e provocazioni che ogni giorno piovono loro addosso da internet.
Poveretti, come non capirli? Effettivamente ammettere (senza quindi far polemica) i propri errori quando te li fanno notare non è lavoro da poco (Mastella mi senti?), soprattutto per chi ha un compito modesto come quello di guidare un’intera nazione. Compito modesto, direi, quanto il loro stipendio e la loro età media.
La soluzione, quindi, per non dover rendere conto a nessuno è sempre la solita, vecchia ma funzionale: la censura. Ed è proprio quello che stanno cercando di attuare piano piano sia con questa proposta, che con altre precedenti (chi si ricorda la legge Urbani?) e, magari, con altre future.
Quello che comunque è chiaro e sotto gli occhi di tutti è come i nostri politici, senza distinzioni di partito o ideologia, abbiano fatto il loro tempo e assomiglino sempre più a dinosauri in una cristalleria, lontani oramai non solo dalle esigenze quotidiane (on-line e non) dei cittadini, ma anche da quel minimo di decenza ed umiltà necessarie per ricoprire cariche così importanti.